Sceneggiatori: Adriano Barone
Scritto da Chicca Berlati |
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Tags: 4 seconds, Adriano Barone, Horror Show, Kodansha, Monstars, Mr. Doe, Nicola Pesce, Riflessi, sceneggiatori
Ecco, qua sotto, il risultato del mio particolare incontro con Adriano Barone, sceneggiatore per passione, tentacolare e poliedrico per natura.
Già lungo il suo curriculum e spero che si allunghi ulteriormente. Amante di P.K. Dick, sul quale ha scritto saggi e interventi; autore di sceneggiature per Strike! della Star Comics, in collaborazione col disegnatore Paolo Castaldi; ha pubblicato su siti e riviste made in U.S.A. (con prodotti horror e porno furry); impegnato nel mondo dei cortometraggi; e attualmente ha mani e piedi in numerosissimi progetti, di cui mi ha parlato diffusamente (il ragazzo è piacevolmente logorroico).

Ma le scarpe non le allacci (siamo a passeggio in un parco, n.d.r.)?
No, fa più giovane.
Sarcastico, eh?
Natura.
Ci manca solo che cominci a intervistarti e farti domande da solo…
Ah, mica c’è problema.
Adriano: Adriano, come sei arrivato a leggere fumetti?
Adriano: Ah, fin da piccolo leggevo Topolino. Li sapevo a memoria. Anzi, ho imparato a leggere così, da solo, ancor prima di arrivare alle elementari. Mia mamma me li leggeva così spesso, che poi, sfogliandoli da solo, ho cominciato a connettere i testi, che sapevo a memoria, alle parole e ai contenuti dei baloons.
Nel frattempo mio padre, nel 1978, per farmi stare zitto mi piazzava davanti a Goldrake. Sono cresciuto bene grazie a Go Nagai. Ricordo ancora l’incontro di Nagai con il pubblico, alla Napoli Comicon; un appassionato gli chiese: “Qual è il significato ultimo delle sue opere?”, e lui rispose: “Il bene vince il male“. Un genio. Mai mettere in dubbio Nagai! Ma soprattutto, MAI conoscere i propri idoli! Si rischia sempre di rimanere delusi. L’unica eccezione, per me, è stato Paul di Filippo (autore statunitense di fantascienza).
A: La tua attività di sceneggiatore in che cosa si manifesta?
A: Sono impegnato in più campi. Per dirne uno, quello dei cortometraggi. Ho lavorato alla sceneggiatura di un corto, “Just Leave Me Alone“, diretto dal mio storico compagno di merende Federico Cadenazzi. Ora è in post produzione. Stiamo valutando se farne anche una riduzione teatrale… potrebbe funzionare sul palcoscenico. Ma non dipende da me. Poi un progetto in animazione 3D, sempre con Federico, che secondo me ha il giusto potenziale per la visione sui cellulari.
In passato ho anche realizzato, sempre assieme a Federico, “Riflessi“, un corto su pellicola con effetti speciali. E devo dire che mi ha dato qualche piccolissima soddisfazione: finalista ai David di Donatello, è stato incluso nel catalogo Anica Agis 2006.
A: Qual è il tuo rapporto con il cinema?
A: Ti dirò, è meglio non lavorare sul set se sei l’autore. Ho maturato un po’ di esperienze come aiuto regista o assistente di produzione o runner, ma essere coinvolti sul set quando sei anche l’autore della storia… è faticoso. E’ un bell’esercizio di umiltà. Insomma, si tratta di affidare il proprio lavoro ad altri. Permette di crescere, ma è anche doloroso. Con Federico, però, le cose filano abbastanza lisce. Siamo amici da tempo e c’è sempre la possibilità di un confronto. E la collaborazione frutta sempre sorprese, di solito positive.
A: Bene, ma tornando ai fumetti, che progetti hai in ballo?
A: Un po’ di cose. “4 seconds” su Horror Show, un fumetto a episodi, per le matite di Davide Vitale. Su Monstars n° 3, edito dalla Nicola Pesce, c’è “Perdonami padre“, una storia di fantascienza molto dark,
disegnato dalla splendida Rom (ci chiamano “la bella e la bestia”). E ho in cantiere un po’ di progetti che mi piacerebbe vedere realizzati per il secondo semestre del 2008 o più probabilmente nel 2009. Uno deriva dal mio fumetto “Mr Doe” (disegni di Simone Altimani), finalista al concorso Morning International Competitions della Kodansha. E c’è un altro progetto in ballo, ma è talmente segreto che non posso parlarne.
In fase di “sviluppo” invece… una nuova storia con Rom, un paio di progetti con altri due finalisti del concorso Kodansha (Salvatore Pascarella e Rosa LaRana), un altro paio di storie brevi con due disegnatori dai nomi in codice “la Ele” e “Il Falco“, e ho anche appena terminato un concept BELLISSIMO, una storia di robottoni (son cresciuto a pane e robot.. tuttora soffro della sindrome di Stendhal, quando guardo Neon Genesis Evangelion), e sto cominciando a ricevere i primi studi dei personaggi dell’eroico Enrico Galli.
Giusto perché dormire fa poco chic, sto intanto portando avanti la redazione di un romanzo a quattro mani assieme a Guillermo Gonzales e un’antologia di racconti.
Ottimo! Piatto ricco…
Non interrompere la mia autointervista!
A: Qual è il tuo genere di scrittura?
A: Anche se mi sono formato con la fantascienza, che adoro sopra tutto, mi divido tra due grandi amori: l’horror e il comico. Sembrano due generi agli antipodi, ma basta veramente poco per trasformarli l’uno nell’altro. Purtroppo in questo processo di “fusione”, ad oggi, in Europa, riescono solo gli inglesi: un nome su tutti, parlando di TV, è “Dr. Who“. Differente, invece, è il discorso per la cinematografia orientale: là non valgono le classificazioni, le divisioni per genere. Per intenderci, per gli orientalil’horror è sullo stesso piano del melò che è sullo stesso piano del comico, e così via. Hanno proprio un diverso approccio.
A: In tutti questi anni di esperienza, ti sei formato un tuo stile personale. Ma quali sono le tue priorità?
A: Fondamentalmente quello che mi interessa è il trattamento psicologico dei personaggi, la loro emotività. Il plot è solo funzionale ed accessorio all’approfondimento del personaggio. Se no c’è il rischio della noia e di cadere in monotoni e ripetitivi esercizi di stile autoreferenziali. Ed è orrendo quando i personaggi diventano solo “funzioni narrative”.
Mi sono stufato di parlare. Andiamo a farci una birra?
E sia. Birra!




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