In queste settimane post Lucca Comics & Games, girando per i blog dei fumettisti si leggono tanti resoconti sulla fiera più importante del settore. Si tratta di racconti personali da cui traspare in modo evidente l’entusiasmo di entrare in questo settore come attori e non semplicemente come spettatori o consumatori; si leggono le esperienze di chi finalmente ha potuto presentare su un palcoscenico di tutto rispetto la sua opera; ci sono tuttavia racconti di esperienze negative da parte di chi tenta, nonostante le difficoltà, di affermersi in questo mondo.
Questo è quanto possiamo leggere nel blog personale di Manuela Soriani, membro di Eden Studio e autrice di Agenzia Incantesimi 2 del 2006, di Jonathan Steele 21, 36 e 46, e di Galaxies 1, 2 e 3; come si può intuire non si tratta certo di un’esordiente, ma di un’autrice con un certo bagaglio di esperienze alle spalle.
Questa specificazione appare necessaria come premessa all’episodio raccontato nel blog dell’autrice, di cui riportiamo un estratto:
Ma veniamo all’aspetto meno piacevole della fiera: gli editor.
Definirmi delusa è dir poco (è già tanto, venerdì ero FURENTE).
Venerdì l’ho perso tutto lì, senza alcuno scopo.
Molti di coloro che dovevano fare i colloqui si sono presentati con ***ore*** di ritardo.
Altri non si sono presentati affatto.
Altri hanno accettato di parlare con pochissimi (da 1 a 3 persone), e fin qui va bene, annunciandolo però sempre con parecchio ritardo rispetto a quanto previsto.
E intanto noi aspettavamo, come dei deficienti, in una saletta senza nemmeno una sedia.
Spesso ci buttavano fuori e vi ricordo che venerdì pioveva a dirotto.
Che dire… umiliante?
Si, è esattamente la parola giusta: UMILIANTE.E tenete conto che attorno a me ho visto parecchi colleghi che cercavano altri sbocchi.
Non ragazzini esordienti provenienti dalle scuole di fumetto, ma professionisti già all’attivo da diversi anni su diverse testate.
Senza nemmeno una sedia su cui appoggiare la borsa o il cappotto.
Io, con la gonna (in fondo stiamo parlando di un colloquio di lavoro, è assolutamente doveroso vestire in modo degno, non credete?), avrei dovuto sedermi per terra al gelo?Dei 6 proposal che avevo preparato sono riuscita a passare ad appena due dei colloqui.
La mia euforia iniziale si è spenta in fretta dopo i primi complimenti e la frase: “ma tanto al momento non cerchiamo, mi dispiace”.
Ma allora perchè cavolo fai i colloqui???
Perchè cavolo mi hai fatto aspettare per ore in condizioni indecenti???
Perchè cavolo hai dato l’elenco preciso del materiale che “cercavi” per il sito di Lucca alla sezione editor???
Quella delle proposte agli editor è una delle tappe che tutti gli autori prima o poi devono affrontare per riuscire a realizzare il sogno di vedere le loro opere pubblicate. E’ nella natura delle cose che un colloquio possa anche non andare bene; ma è innaturale che il colloquio non ci sia proprio o che gli stessi che chiedono di visionare del materiale poi affermino di non averne bisogno. Chi fa fumetti in Italia mette già in conto di aver intrapreso una strada difficile e sicuramente poco remunerativa, almeno inizialmente; si tratta di persone che sanno di dover lavorare a lungo e duramente per riuscire ad avere un’infinitesima parte di quei riconoscimenti che meriterebbero. Ci si accolla pure la scarsissima considerazione che si ha del fumetto in Italia rispetto ad altri paesi. Ma non ci si aspetta che quelle poche, floride realtà che basano le loro fortune sulla letteratura disegnata, trattino male o non considerino proprio come degni di attenzione quegli autori che con le loro storie sono la fonte stessa della loro fortuna.
Ma purtroppo, c’è un evidente squilibrio delle parti in causa, da una parte l’editor rappresentante della casa editrice, colei che con il suo assenso può aprirti le porte del paradiso o comunque garantirti un certo introito costante, nel caso in cui venga accettata una serie; dall’altro un autore, un singolo, rappresentante solo di se stesso, che poco appello potrà comunque fare alla bontà delle proprie idee o alla finezza dei propri disegni. Non si vuole così dire che non ci debba essere un peso differente delle due parti; l’editore non è certo un filantropo o un benefattore, ma sopporta sempre un rischio, in quanto imprenditore. Ma con questo non si può certo giustificare un comportamento umiliante come quello descritto da Manuela.
La stessa autrice avanza a margine delle sue esperienze negative una perplessità, un dubbio sull’effettivo scopo del gran numero di corsi e scuole di fumetto che nascono in giro per l’Italia. Se anche un’autrice con un buon numero di lavori alle spalle deve sopportare le umiliazioni sopra descritte, che ne è dell’esordiente assoluto, fresco di diploma di una scuola di fumetto? A cosa servono in realtà le scuole di fumetto?
Ma se non c’è lavoro nemmeno per noi professionisti, perchè continuano a crescere e nascere scuole di fumetto?
Che prospettive ci sono per questi giovani?
Quanti sono i fumettisti che INVECE di lavorare insegnano perchè non trovano cosa fare o perchè sottopagati?
Il dubbio di Manuela è legittimo. Un tempo la vera scuola di fumetto era l’apprendistato presso un grande autore. In seguito, con l’affermazione delle scuole di fumetto si è data sì un’impostazione più organica allo studio del fumetto, ma si è passati dalla formula per cui era lo stesso grande autore di cui sopra che dispensava questi insegnamenti, alla comparsa di un gran numero di insegnanti e professori che comprensibilmente cercano in tutti i modi di vivere facendo ciò che amano, se non come autori, come insegnanti. Inoltre, data la durata dei corsi e un numero di iscritti ancora soddisfacente, gli insegnanti hanno la garanzia di un impiego continuativo e costante e di entrate sufficienti, laddove disegnando e proponendosi, non sempre si racimola qualcosa, trattandosi comunque di entrate una tantum.
Quale l’alternativa a questo punto? L’autoproduzione? Anche questa è impegnativa e non sempre funziona. Certo tutti sognamo di arrivare col nostro albetto autoprodotto e venduto ad una grande fiera, magari notato da un grande nome del fumetto e presto inserito tra le proposte editoriali più in vista. Ma un simile miracolo può succedere per grandi capolavori come Bone, non per tutti i fumetti.
Un aiuto ce lo può sicuramente dare internet: i blog, i webcomics sono una incredibile risorsa ed un canale a costo zero da sfruttare a proprio vantaggio. Ormai attraverso la rete conosciamo nuovi talenti in ogni campo e non è detto che lo stesso non possa avvenire anche per il fumetto ANCHE in Italia. Se non come canale unico di sostentamento e di guadagno, come veicolo per la diffusione delle proprie creazioni. Attraverso internet è possibile anche invertire i ruoli, è l’editor che ti conosce e viene da te, solo chi ha un reale interesse è spinto a farlo. Inoltre si crea un network, un ambiente in cui gli autori sono in contatto tra loro, scambiano opinioni, discutono, creando un movimento di pensiero e potendo influenzare in qualche modo le scelte editoriali facendo sistema.
Non sarà sicuramente la soluzione definitiva alla mancanza di rispetto di cui si è parlato, ma può rappresentare un primo tentativo di alzare la testa di fronte a simili situazioni.






3 commenti for "Lucca, gli editor e le delusioni…"
Molto interessante questo approfondimento, ecco alcune riflessioni che mi ha suscitato:
1. Parte del problema è che una professione come l’autore di fumetti è ancora TROPPO bella da fare. La gratificazione del lavoro stesso porta molti autori o aspiranti tali ad accettare condizioni contrattuali non vantaggiose, a volte a lavorare gratis solo per la pubblicazione, a sopportare situazioni che un aspirante bancario (per dire) non sopporterebbe. Lo dico per esperienza, perché nel mio mestiere le cose sono simili. Il fatto che un lavoro piaccia (e quindi magari lo si faccia oltre quello che viene richiesto o che sarebbe normalmente richiesto) è un ottima scusa, per molti datori, per squalificarlo, con tutto quello che questa squalificazione comporta. Insomma, il lavoratore creativo viene trattato come uno che (A) deve prima di tutto ringraziare se qualcuno lo pubblica e (B) come uno che sta giocando anziché uno che fornisce una prestazione professionale più o meno qualificata (e di conseguenza come uno sostituibile da chiunque in qualsiasi momento).
2. Sulle scuole di Comics non concordo con il tono così negativo. Il fumetto, come qualsiasi arte, può essere anche un hobby, ed è pienamente legittimo che venga insegnato. Se qualcuno, per lavorare in quel campo, riesce a trovare la strada dell’insegnamento ben venga. Per fare un parallelo, l’Italia è piena di scuole di musica, ma non tutti quelli che le frequentano pretendono di diventare musicisti professionisti. Però forniscono occasioni di lavoro e di guadagno a molti musicisti professionisti, e questo è un bene. L’importante è che una scuola (di comics o di altro) non prometta più di quello che può ragionevolmente offrire (e questo credo che in campo fumetto succeda più spesso che in quello musicale).
3. Infine non posso che essere d’accordo sull’importanza di internet per tutte le ragioni citate nell’articolo, ma in particolare per lo scambio di idee e di input culturali che la diffusione di materiale online possono fornire (in maniera assolutamente gratuita per chi fruisce e con costi bassissimi per chi produce).
Non facciamoci illusioni: questo non risolverà i problemi di cui al punto uno, anzi potrebbe persino accentuarli in una prima fase, perché aggiunge la scarsa considerazione sul lavoro creativo alla scarsa considerazione che molti imprenditori (purtroppo) hanno di chi intende lavorare sul web. Però aumenta le iniziative e le possibilità, e favorisce le competense, in vista di un clima culturale più favorevole per chi lavora e opera su internet.
[…] Lucca, gli editor e le delusioni… […]
Ciao a tutti.
Anche se brevemente, cerco di contribuire alla discussione con il mio punto di vista (che, sia chiaro, è personale e riguarda solo la casa editrice Tunué), sperando possa chiarire alcuni punti.
- Lo spazio editor di Lucca è importantissimo perché molti autori possono mettersi in luce, fare esperienza e avere una effettiva possibilità di pubblicazione. (È proprio dallo spazio lucchese che sono arrivati diversi autori della Tunué.)
- I materiali degli autori vengono consegnati agli editor nel momento in cui arrivano all’incontro. Prima venivano portati ai diretti interessati un’ora/mezz’ora prima, e già era difficile fare una prima cernita… Immaginate leggere e valutare in pochissimi minuti decine di progetti: impossibile. Ecco perché vengono chiamati solo pochi autori ai colloqui.
- Gli autori chiamati sono quelli che hanno lavori attinenti la linea editoriale. (Ci sono ancora troppi autori che non hanno chiaro questo punto fondamentale: è utile/necessario/fruttuoso presentare il proprio progetto solo a quelle case editrici veramente interessate a certe tematiche e a determinati stili grafico/narrativi.)
- Sono ancora troppo pochi gli autori che si presentano in modo professionale. È disarmante vedere fogli sfusi con tavole senza alcun tipo di dato biografico; oppure c.v. che da soli non servono a nulla; book con disegni vecchi…
- Nello spazio editor si cercano e valutano principalmente progetti.
- Per occasione simili, è meglio arrivare con un appuntamento già fissato in precedenza (mail, telefono).
Il mio consiglio è di non demonizzare questo tipo di eventi, di non caricarli di eccessive speranze e di viverli nel modo più intelligente possibile.
A presto
Massimiliano Clemente
Tunué. Editori dell’immaginario
http://www.tunue.com
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