Ice Haven, il freddo affresco di Daniel Clowes
Scritto da Alberto Turturici |
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Tags: coconino, daniel clowes, fumetti, graphic novel, usa
Ice Haven è una ridente cittadina, una come tante altre nell‘infinita provincia degli Stati Uniti. Una di quelle città in cui non succede nulla, in cui tutti gli abitanti si conoscono e si odiano.
E’ Ice Haven la vera protagonista dell’ultima fatica di Daniel Clowes, già conosciuto in italia per Ghost World e David Boring, editi da Coconino. La città vive, lo fa attraverso le vicende dei suoi abitanti; non che si tratti di una vita movimentata o imprevedibile, è pur sempre la monotona esistenza di una città di provincia, popolata dalla media borghesia che va avanti quasi per inerzia. Nessuno si salva da questa monotonia, nemmeno i bambini, impegnati in discorsi da adulti e statici come i loro genitori.
Abbiamo il saccente Harry Naybors, critico di fumetti, una sorta di alter ego dell’autore, Ida Wentz, un’anziana poetessa, il vanto di Ice Haven, Random Wilder, il saccente narratore, convinto di essere il vero talento letterario che un giorno verrà apprezzato e riconosciuto per il suo valore, Violet, adolescente arrivata da poco ad Ice Haven con la madre, Charles, il fratellastro, un bimbo segretamente innamorato di Violet, David Goldberg, un bambino silenzioso e introverso, che improvvisamente anima la vita di Ice Haven scomparendo e ricomparendo altrettanto misteriosamente, il Signor e la Signora Ames, lui investigatore privato ligio al dovere, una morale di ferro, deciso a risolvere il caso della scomparsa di David Goldberg, lei moglie al seguito, decisamente stanca del loro stile di vita e Vida, nipote di Ida Wentz, che richiama una delle protagoniste di Ghost World, quasi una sorta di autocitazione, anche lei scrittrice, non ancora di successo, che lascia le copie delle proprie riviste ad amici, librerie e giornali.
Ciascuno di questi personaggi altro non è che un tassello che restituisce l’immagine di una città ferma, dormiente, in cui tutto è freddo, nulla accade; nemmeno quando scompare David Goldberg, mentre già si pensa alla sua morte violenta e si parla subito di “delitto perfetto” richiamando il celebre assassinio commesso da Leopold e Loeb (la cui storia viene affrontata come una storia nella storia con un proprio stile e parodiata poche pagine dopo con una serie di strisce umoristiche), la città ha un sussulto, un fremito.
Graficamente l’opera di Daniel Clowes è assolutamente originale, avendo un formato inusuale per una graphic novel, il landscape, ed essendo strutturato come un romanzo a strisce, come recita la copertina. All’interno lo stile di Clowes è variegato: oltre al suo segno freddo e pulitissimo (che contribuisce a rendere l’atmosfera glaciale di Ice Haven), l’autore riproduce anche altri codici grafici, come quello delle strisce umoristiche degli anni ‘30, che si alternano al suo stile personale, ma anche elementi della cultura pop, come quando disegna un intermezzo in cui i personaggi hanno le fattezze dei Flintstones; insomma, grazie a quest’alternanza, Clowes è pop in due diversi modi.
Insomma, l’ultima fatica di Daniel Clowes offre tantissime chiavi di lettura. Non è sufficiente una sola lettura per apprezzarlo e per comprenderlo in fondo, è necessario rileggerlo diverse volte, scoprendo così particolari o nuovi spunti.
ICE HAVEN di Daniel Clowes



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