28 Apr 2008

Ivo MilazzoIvo Milazzo, presente a Fullcomics per presentare la sua ultima opera in collaborazione con Paolo Fizzarotti, dal titolo Impeeza, dedicato a Baden Powell, il fondatore dello scoutismo, ci ha concesso una intervista.

Ci dica una sua opinione sul mondo del webcomic.
Non ne so molto. So che cos’è, ma non conosco tutto quello che c’è sul web.

Ci sono alcuni fumettisti talentuosi che pubblicano le loro strisce a fumetti online. Tra questi, per esempio, c’è eriadan, il quale al momento sta anche collaborando con Jonathan Steele, tenendo una rubrica sulla Agenzia Incantesimi. A tal proposito, come vede l’integrazione tra fumetto web e fumetto tradizionale?
Il fumetto web inteso come modo per farsi conoscere è sicuramente il modo più veloce per abbreviare il percorso. Bisognerebbe capire se la creazione del fumetto viene fatta in maniera tradizionale e poi viene passato tramite computer per arrivare online, o se viene creato solamente col computer.

Alcuni autori disegnano direttamente in digitale tramite tavoletta grafica, invece altri disegnano su carta, poi scannerizzano la tavola e la colorano con programmi di grafica. Ci sono varie metodologie, ma tutto si riunisce in un unico formato, quello della striscia quotidiana.
Io sono sempre un po’ scettico sul disegnare al computer, perché credo che la bellezza e la personalità del disegnatore si veda solamente attraverso la lettura dell’originale visto dal vero. Se crei l’originale col computer, perdi il fatto di mostrare come sei come autore. E’ vero che è importante comunicare una storia, ma il fascino di questo mezzo di comunicazione che si è scoperto nel tempo è anche vedere come nasce una pagina nella sua realtà. Già la stampa realizza lo scopo del fumetto: l’importante è raccontare un po’ con il testo e un po’ coi disegni l’obiettivo. Però vedere un originale, quindi il segno reale dell’autore, che non è mai sempre uguale a seconda dell’evolversi del tempo e dei cambiamenti dell’autore, ti fa prendere coscienza di quello che in realtà è il prodotto non filtrato dalla macchina industriale. E’ come guardare un quadro nella sua realtà e vederlo riprodotto su catalogo: il quadro risulta sempre diverso, perché dipende dalla luce, se viene usata la quadricromia o la pentacromia o la esacromia; più colori usi più la riproduzione risulta fedele, la quadricromia tende a livellare, fa tutto il possibile che si può fare con quattro colori. Vedendo un quadro dal vero invece puoi vedere la pennellata, la tela e altro, tutte cose che ti trasmettono una emozione che va al di là del significato del quadro, come il fumetto va al di là dello scopo di raccontare una storia.

Quindi lei vede il webcomic come metodo per farsi conoscere.
Sì, come mezzo di diffusione. Poi io credo che perdendo un originale cartaceo, si perda un valore. Vendere un originale fatto in quel modo ha un valore diverso dall’originale stampato. Giusto? Non si sputa mai in faccia ad un ritorno economico eventuale.

Come autore, che rapporto ha con i tempi di consegna? Quanto tempo ci mette per realizzare una sua opera? Come affronta le scadenze?
Con l’esperienza ho capito che c’è un tempo giusto per fare le cose, nel senso che avere troppo tempo a disposizione per fare un lavoro può diventare un rischio per fare un lavoro di cesello non finalizzato a quello che è necessità, nel senso che sei portato a rimetter le mani su quello che hai già fatto perché ti sembra che così arricchisci meglio la comunicazione. In realtà il fatto di avere un tempo di consegna ti può dare la possibilità di trovare dei modi più veloci per comunicare che diventano poi delle vere e proprie trovate, come ha fatto Pratt in certi casi. In altri casi diventa una perversione, nel senso che l’eccessiva mancanza di tempo può darti quella velocità di tratto che può dare il senso del tirato via. Però è anche vero che non ci deve essere né il tirato via, né il cesello. Ci vuole un giusto periodo di realizzazione che varia in base all’esperienza, la capacità, anche la costruzione di una storia, perché una storia ambientata nel Seicento che richiede una realizzazione di costume diversa da una moderna è chiaro che richiede più tempo dal realizzare una storia moderna, ma è sempre tutto un po’ aleatorio. Ognuno di noi si crea i propri tempi. E’ anche vero che molte volte è la necessità di consegna che ti porta ad avere certi tempi, nel senso che se uno può scegliere è giusto che abbia i tempi che lui ritiene corretti per fare un lavoro. Alle volte però ci sono delle cose da fare che richiedono un tempo perché in quell’occasione c’è qualcosa di irripetibile, ad esempio Baden Powell (n.d.r. “Impeeza”) l’ho fatto in sei mesi, per un totale di 60 pagine, che apparentemente sono poche, però devi pensare che questi sei mesi poi diventano solamente quattro e mezzo perché ci devi mettere il tempo per documentarti, il tempo di capire i personaggi: quanto entri nel meccanismo, ci arrivi a metà storia perché a quel punto hai dentro tutta l’ambientazione, tutta la psicologia dei personaggi e ti muovi quasi a memoria, la mano va da sola.

L’ultima domanda riguarda la mostra “Quando il West arrivò a Lucca – Il West visto dai grandi fumettisti italiani” presso Palazzo Guinigi a Lucca, e che prevedeva l’esposizione di sue tavole insieme a quelle di Serpieri, Calegari, e altri. Tuttavia le sue tavole non sono ancora esposte.
Le mie tavole arriveranno tra poco. Quando stavamo allestendo la mostra ho avuto un piccolo incidente, per cui non sono riuscito a mandare le cose in tempo e praticamente verrà inaugurata la mia parte il 22 aprile.

3 commenti for "Fullcomics 2008. Intervista a Ivo Milazzo"

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