Autori non pagati: esperienze e cause del problema
Scritto da Alberto Turturici |
Segnala via email
|
Stampa
Tags: diritti, editori, free books, fumetti, italia, legge, luigi cavenago, paco desiato
Il mondo dei fumetti è certamente affascinante, ci fa spaziare per mondi e dimensioni irreali o verosimili, facendoci distrarre anche da quanto di brutto o semplicemente sgradevole ci circonda. Però spesso, anche questo mondo ha i suoi angoli oscuri, le sue zone d’ombra: per la precisione, quelle in cui agli autori non viene corrisposto quanto spetta loro per le opere realizzate.
E’ quanto è emerso sul Forum di Graphite: Luigi Cavenago, autore di Dr. Voodoo per la Free Books ha lanciato la sua accusa, che riportiamo integralmente sperando che il passaparola possa fare del bene:
“Ma Dr. Voodoo esce per la Free Books? Guarda che quelli non pagano.”
“No, tranquillo, la Free Books paga, ma bisogna tampinarli telefonicamente minimo per tre mesi, poi i soldi arrivano”.Questo breve dialogo si è riproposto puntualmente e quasi identico a quasi tutte le fiere del settore degli ultimi anni, segno che già da tempo la Free Books aveva una brutta fama tra quelli che ci avevano avuto a che fare.
Nonostante tutto io ero quello che in qualche modo la difendeva pur non tacendo certi grossi difetti.La Free Books si era fatta notare nel 2005 con una serie di pubblicazioni davvero interessanti, aveva resuscitato l’Insonne, ristampato classici e proposto titoli importanti, progetti ambiziosi e l’obiettivo quasi eroico di far “rinascere il fumetto made in Italy”.
Alla base di questo ambizioso progetto c’era la rivista contenitore “Brand New”, una rivista dalle grosse aspettative per le quali avevo preparato, su testi di Giovanni Gualdoni, la miniserie del “Dr. Voodoo”(ve lo ricordate amici graphitari?).Insomma, fino a tre anni fa mi sentivo in dovere di difendere la casa editrice che pubblicava uno dei lavori di cui vado più fiero.
Fa niente se pareva non esserci nessuna organizzazione solida alla base, fa niente se non comunicavano nemmeno le scadenze di consegna, fa niente che i numeri uscissero senza regolarità alcuna e se gli editoriali di Andrea Materia si facessero sempre più deprimenti.
Io ci credevo e sostenevo il progetto, era mio dovere.Però ora la Free Books è diventata indifendibile.
Lasciamo perdere il fallimento della rivista dopo soli sei numeri. Lasciamo perdere anche la mancata pubblicazione del settimo numero, quello conclusivo, che avrebbe dovuto pubblicare tutte le storia già pronte e concludere le miniserie.
Parliamo solo di questioni di denaro.L’ultima fattura risale a più di un anno fa.
Dopo i primi tre/quattro mesi di rito passati senza che il conto corrente salisse avevo cominciato la trafila delle telefonate: ogni mercoledì dopo le nove chiamavo in redazione e chiedevo notizie.
All’inizio le risposte erano precise e rassicuranti: “da settimana prossima dovrebbe ricevere i soldi”, mi diceva la segretaria, oppure “abbiamo effettuato il pagamento ieri”… col tempo queste frasette tanto rassicuranti si son fatte sempre più vaghe.
Io ho continuato a telefonare (mai mollare l’osso) ma col passare dei mesi mi son sentito sempre più preso in giro.
Le ho provate tutte, ho provato a fare il comprensivo, il ragionevole, l’incazzato… ho provato a scavalcare la segretaria per parlare direttamente al boss, ma niente da fare.Dopo un anno di telefonate buttate nel cesso mi son reso conto che per loro non sono altro che un moscerino che ogni tanto ronza al telefono.
Un fastidio così piccolo che non vale la pena di spendere 500 euro per sbarazzarsene.
E non sono mica il solo di moscerino, dato che ce n’è di gente che mi aveva messo in guardia!
La verità è che il povero fumettista, che sia disegnatore o sceneggiatore, non ha un vero potere contrattuale. Perderei più soldi a chiamare un avvocato piuttosto che lasciar perdere tutta la faccenda.Potrei mettermi l’animo in pace e mandare al diavolo tutta la questione, cose del genere capitano spesso in questo mestiere e c’è anche chi mi direbbe che sono ancora fortunato, che si prendono fregature anche peggiori… ma per questioni di principio non mi sento ancora di mollare.
Dei soldi che mi devono io ci ho già pagato le tasse, quindi non solo non li ho ricevuti, ma ci ho anche smenato di tasca mia!Andrò avanti allora e se qualcuno di voi ha qualche suggerimento da darmi lo accetterò volentieri.
Io non so se la Free è ancora intenzionata a pubblicare materiale inedito di autori italiani, o se adesso si limiterà ad acquistare i diritti di fumetti americani…
Intanto non posso far altro che smentire quello che dicevo un anno fa e dichiarare tranquillamente che è vero: “LA FREE BOOKS NON PAGA”.
A questo sfogo sono seguite ulteriori esperienze, tutte riguardanti la difficoltà di ottenere un pagamento per le opere realizzate o come, nel caso di Paco Desiato, di ottenere un semplice contratto scritto, pur sapendo che anche questo può essere considerato carta straccia da un editore che non ha la minima volontà di tenere fede a quanto sottoscritto. L’unica via in questi casi sembra essere quella dell’azione legale, ma è comprensibile come questa possa essere una strada non molto vantaggiosa e agevole: anche una sola lettera scritta da un avvocato può costare quasi quanto il compenso; se poi si procede con l’azione legale, i costi aumentano, oltre a considerare i tempi biblici per giungere ad una decisione definitiva.
Una buona alternativa è data dal recupero crediti per mezzo di un decreto ingiuntivo. Data la maggiore celerità del procedimento, data l’eventualità di un contenzioso e la posticipazione dello stesso è uno strumento che ben si adatta a chi si trova in questa sgradevole situazione: anche i requisiti sono minimi e, viste le possibilità di successo, difficilmente si vorrà giungere fino al pignoramento di qualche bene, se si ha come pagare i compensi dovuti. Per maggiori informazioni potete leggere sul forum di Kinart l’esperienza di chi l’ha già sperimentato e ulteriori spiegazioni sul recupero crediti.
Al di là dei suggerimenti per far valere i diritti di chi realizza opere di qualunque genere, non bisogna soltanto limitarsi a sottolineare e a denunciare queste pessime situazioni. Bisogna infatti soffermarsi a comprenderne le cause. Se questi spiacevoli episodi si verificano è soprattutto per la scarsa considerazione che viene data al fumetto da parte di chi si inventa editore solo per mungere la vacca e scappare non appena la fonte di ricchezza si sia esaurita.
E fa ancora più rabbia vedere dagli interventi dei malcapitati autori come spesso certi nomi, nonostante un comportamento scorretto, riescano comunque a riciclarsi, riproponendosi con progetti presentati con grandissimo entusiasmo, con toni solenni. Proprio com’era successo con la Free Books, partita in quinta con tante pubblicazioni di qualità, poi interrotte o mandate avanti con tanta discontinuità, fino a sopravvivere nel limbo in cui si trova attualmente, tenuta in vita da qualche titolo di particolare rilievo, come Strangers in Paradise.
Infine, quel che deprime ancora di più è che questo atteggiamento di chi fa il furbo a spese di autori che cercano di vivere facendo ciò che più amano è proprio di editori italiani nei confronti di autori italiani. Gli stessi che in caso di scarse vendite individuano subito le cause del mancato successo nella scarsa cultura del fumetto nell’assenza di un mercato serio come in altri paesi. Probabilmente in altri paesi dotati di un mercato serio hanno anche più rispetto per i propri fumettisti, viene da pensare.




3 commenti for "Autori non pagati: esperienze e cause del problema"
Vi capisco… quest’anno ho fatto un colloquio alla fiera di Bologna con una mia amica che mi ha lasciato profondamente amareggiata.
Mostriamo delle tavole al responsabile di una piccola casa editrice e lui si mostra molto interessato.
Al che ci chiede quanto avremmo chiesto per una tavola, prendendo ad esempio una del nostro book.
E noi chiediamo (ingenue!) per cosa? Copertina? Illustrazioni interne? Sempre a colori? Che tipo di albo (narrativa, albo illustrato, da colorare, ecc….)?
E lui ci fa: ” No, no, un prezzo d media…”
Perplessità
Rispondiamo circa un centinaio di euro… bisogna poi vedere appunto per cosa viene realizzata, potrebbe essere di più o di meno…. così senza riferimenti è difficile da dire!
Il tipo ci guarda pensieroso e ci fa: “….. Avete già pubblicato?”
Noi gli rispondiamo di si
E lui: “Ah ecco… adesso capisco. Ma dovete comprendere che c’è chi vi fa una concorrenza spietata… gli autori più giovani che vogliono una prima pubblicazione, le persone che escono dalle scuole… pur di essere presi accettano qualunque offerta e così per voi è più difficile. Comunque mi segnerò i vostri nomi… ma non posso illudervi”.
SENZA PAROLE
Seriamente! Ma cosa vuol dire?
Ci siamo rimaste malissimo (anche considerato che, per venire incontro al sedicente editore che piangeva miseria non avevamo certo chiesto una cifra di media così spaventosa!!!!).
Fino a pochissimo tempo fa probabilmente non avremmo saputo dare una cifra, avremmo chiesto a lui e… magari avremmo accettato una bella frode.
Penso che nelle scuole di illustrazione bisognerebbe fare anche un bel corso su quali siano i prezzi correnti e su cosa non accettare……….. molti studenti escono senza sapere dove sbattere la testa!
Ma a prescindere da questo non ho davvero parole per descrivere questa gente. :/
Il problema è proprio la mancata cultura del fumetto che abbiamo in Italia. Come dire… all’80% il fumetto viene pensato dal normale cittadino italiano come quella cosa che si legge al bagno, nel treno o che è per ragazzini.
La cosa peggiore è che la lettura in genere non è calcolata molto (o almeno, questo è quello che vedo dalle generazioni drogate di tv spazzatura).
I problemi finanziari ce li hanno gli autori, ma gli editori non sono certo da meno suppongo, il sistema “finanziario” dove paghi-compri-paghi è spesso un serpente che si morde la coda.
Ciò che manca è proprio il rispetto, le prese in giro all’italiana che ormai non stupiscono più nessuno. Quello dei fumetti non è l’unico mondo che risente di queste problematiche .____. poveri noi.
Sinceramente mi lascia piu perplesso il commento che neanche l’esperienza negativa dell’autore. Anche in questo caso, come gia avvenuto in passato in rete, si sottolinea come l’editore avrebbe “munto la vacca per poi scappare”senza pero spiegare come avrebbe fatto, pur dichiarando che “bisogna soffermarsi a comprenderne le cause”. Iniziando, magari, a spiegare come un mercato notoriamente piccolo e scarsamente remunerativo si possa connotare come “una vacca da mungere”. Non sto dicendo che questo non sia possibile, magari sfruttando leggi volte ad incentivare l’imprenditorialità nel settore, è possibile ottenere fondi e/o aiuti terminati i quali semplicemente si lascia fallire l’azienda, il che significa che questi aiuti sono serviti unicamente a mantenere in vita l’azienda, assicurando ovviamente una remunerazione all’editore per un certo periodo. Se pero cosi stanno le cose che allora si dicano, ma sentirmi dire, oramai da anni, che nel fumetto ci sono editori che si arricchiscono non pagando gli autori o che è possibile “fallire con i soldi” senza uno straccio di informazione mi pare demagogia.
Se un’azienda non paga ritengo sia piu probabile che non abbia piu liquidità, specie se prima pagava, non tendo a pensare che segua una deliberata strategia imprenditoriale basata sullo sfruttamento degli autori, che chi non ha i soldi non paghi credo sia ben noto a chiunque abbia avuto anche una minima esperienza di vita.
Il caso della FreeBooks, per le informazioni che abbiamo, mi pare molto piu inquadrabile in una mancanza di liquidità, per altro suffragata dal fatto che la sua attività editoriale sia vistosamente rallentata.
Certo considerando l’enorme sproporzione tra chi si propone di lavorare nel fumetto e chi decide di produrre fumetto è chiaro che è possibile sfruttare gli autori, ma fra il caso di Cavenago e quello di Elisa, avrei dei grossi problemi a dire che lo sfruttato è Cavenago.
Cavenago sapeva, per sua stessa ammissione, con chi si andava a mettere e fino a quando è stato pagato il fatto che l’organizzazione aziendale fosse piuttosto precaria non mi pare che costituisse per lui un grosso problema. Questo non toglie, ovviamente, il diritto di essere pagato ma oggettivamente il rischio di non esserlo mi pare fosse piuttosto tangibile.
SCRIVI UN COMMENTO